BIOLOGICO: CRESCE MA BUROCRAZIA LO FRENA, SECONDO LA CORTE DEI CONTI

Il biologico continua a espandersi. Le superfici sono passate da 1,3 milioni di ettari (2014) a 2,1 milioni (2020). Ma le istituzioni non aiutano: secondo la Corte dei Conti, negli ultimi cinque anni è stato pagato solo l’8% della disponibilità di spesa. 

Il biologico cresce a vista d’occhio, come noi di Granosalus scrivevamo già diversi mesi fa.

Tuttavia, mentre gli agricoltori si danno da fare le istituzioni non sono altrettanto veloci nel sostenere il settore del bio. Lo rileva la Corte dei Conti nella sua relazione sui Finanziamenti per la ricerca nell’agricoltura biologica.

I numeri del bio

La superficie coltivata a biologico è cresciuta dall’1,3 milioni di ettari del 2014 ai 2,1 milioni del 2020. L’Italia, peraltro, è prima in Europa per superficie, con il 16% della SAU, a fronte di una media UE dell’8%. Lo stesso dicasi per il fatturato, passato da 2 a 6 miliardi di euro dal 2008 al 2020. 

Il dato sui consumi interni ci dà la misura di quanto sia enorme il potenziale dell’agricoltura biologica: dal 2011 al 2021 sono aumentati di ben il 133%. Segnale, questo, che ci indica come gli italiani siano sempre più orientati verso cibi salubri e di qualità.

Lo stesso vale per le esportazioni: nell’ultimo anno sono aumentate dell’11% (2,9 miliardi di euro) e nell’ultimo decennio addirittura del 156%. Non dimentichiamo, peraltro, che l’Italia è seconda al mondo dopo gli Stati Uniti per export biologico.

Sud terra di biologico

Fatto ancor più importante, al primo posto in Italia nel campo delle produzioni bio troviamo il Sud. Sicilia, Puglia e Calabria sono le regioni in cui vi sono le superfici più estese dedicate al biologico. E questo sicuramente rappresenta una straordinaria opportunità per il nostro Mezzogiorno. Anche alla luce delle linee guida dell’UE, del Green Deal europeo e dell’obiettivo di portare le superfici coltivate a bio al 25% entro il 2030. 

I rilievi della Corte

A fronte di questi numeri, tuttavia, la Corte dei Conti rileva le lungaggini nell’attuazione dei progetti. La magistratura contabile, infatti, ha esaminato la gestione del Fondo per la ricerca nel settore dell’agricoltura biologica. Il Fondo finanzia i programmi in questo campo e in quello relativo alla sicurezza e salubrità alimentari.

La Corte ha verificato i risultati conseguiti tra il 2016 e il 2021 sulla base di quanto stabilito nel Piano strategico nazionale per lo sviluppo del sistema biologico.    

I giudici contabili hanno evidenziato, come si legge nel comunicato ufficiale, “la necessità di un’accelerazione nell’attuazione dei progetti e l’adozione, da parte dell’amministrazione, di un efficace sistema di monitoraggio dei finanziamenti”.

Accelerare sblocco delle risorse

Sui finanziamenti vi è stato “un consistente accumulo di residui e una limitata capacità di smaltimento degli stessi, oltre a un rilevante ammontare di economie, pari a 25.640.850 euro, negli esercizi oggetto di indagine”. È quanto si legge nella relazione.

I progetti vengono dunque liquidati “in tempi estremamente lunghi”.

Uno dei nodi più critici è la limitata capacità di pagamento rispetto alla disponibilità, con un livello dell’8% nell’ultimo quinquennio. Una quota che appare ancor più esigua se consideriamo che l’amministrazione può concedere anticipi fino al 60% e acconti fino al 90%.

Ecco perché la Corte dei Conti esorta a “intraprendere iniziative tese a limitare l’immobilizzo delle risorse che ha assunto dimensioni particolarmente significative”.

Staremo a vedere se governo e politica raccoglieranno le raccomandazioni della Corte dei Conti. E se snelliranno le procedure per sostenere un settore che potrebbe rivelarsi strategico per la nostra agricoltura e l’economia in generale.

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