Glifosato, Test GranoSalus svela assenza su nove marche di spaghetti ‘Bio’

Ogni giorno i consumatori che ci seguono sui social ci chiedono: “Che pasta dobbiamo mangiare?”. Oggi proviamo a rispondere a questa domanda pubblicando i dati delle analisi disposte da GranoSalus e da I Nuovi Vespri. In questo articolo trovate i nomi delle marche di pasta Bio che non contengono glifosato e che possono aiutarci attraverso la nostra dieta a ridurre la presenza di glifosato nelle urine. Anche se oggi la Senatrice Cattaneo con il suo articolo su Repubblica ha dimostrato di essere a favore del rinnovo dell'autorizzazione al glifosato da parte dell' Unione Europea...

Da tempo tanti lettori ci chiedono:

“D’accordo, giusta la battaglia sul grano che state conducendo. Ma noi che pasta dobbiamo mangiare?”.

Interrogativo legittimo. Al quale oggi proveremo a rispondere pubblicando i risultati delle analisi di undici marche di pasta ‘Bio’, nove delle quali non contengono glifosato.

Si tratta delle analisi volute da GranoSalus e da I Nuovi Vespri.

‘Bio’, è noto, è la parola che accompagna i prodotti agricoli biologici, coltivati senza l’ausilio di pesticidi, di diserbanti e di concimi chimici. E poiché  il glifosato è un erbicida, stiamo parlando di pasta che non contiene glifosato e, quindi, di pasta prodotta con grano duro che non contiene glifosato.

Poiché nel Sud Italia – Puglia, Sicilia e Basilicata in testa – il grano duro matura naturalmente grazie al nostro sole, possiamo affermare che questa pasta ‘Bio’ potrebbe essere prodotta, in buona parte, con i grani duri del Mezzogiorno d’Italia. Senza per questo "tornare a diserbare a mano i campi!"

Il test, infatti, conferma che non utilizzare il glifosato è possibile. E non significa tornare agli anni '50, come sostiene erroneamente la Senatrice a vita Elena Cattaneo, che farebbe bene ad usare le pagine di Repubblica per soffermarsi un po' di più sulla differenza tra ecosistema ed egosistema.

Ecco i nomi delle marche di pasta che sono state analizzate.

La prima marca di spaghetti ‘Bio’ che non contiene glifosato è la Coop Vivi Verde Bio;

la seconda è la Eurospin Tre Mulini Bio;

la terza è la Alce Nero Bio 100% italiano (grano Cappelli);

la quarta è Libera Terra Bio;

la quinta è Daunia & Bio (grano Cappelli);

la sesta è Sapori Primi Olga Bio (grano Cappelli);

la settima è Granoro Bio;

l’ottava è Barilla Bio;

la nona è Felicetti Bio;

La decima marca di spaghetti ‘Bio’ fatta esaminare contiene, invece, 0,027 milligrammi per kg di glifosato: si tratta degli spaghetti La Finestra sul cielo Bio (grano Cappelli). Precisiamo che per la pasta Bio tale residuo non è ammissibile per legge.

La undicesima marca di pasta ‘Bio’ fatta esaminare – la De Cecco Bio – contiene tracce di glifosato che comunque sono al di sotto dei limiti di rilevabilità del laboratorio che ha effettuato le analisi. Il valore legale, infatti, è come se fosse pari a zero così come riportato sul Rapporto di prova.

Tuttavia, visto che il glifosato è un interferente endocrino, come ha confermato lo studio pilota della dottoressa Fiorella Belpoggi dell’istituto di ricerca ‘Ramazzini’ di Bologna, sarebbe bene che il glifosato fosse totalmente assente. (COME POTETE LEGGERE QUI e anche COME POTETE LEGGERE QUI).

Altra precisazione importante: i consumatori ci potrebbero chiedere:

“Ok, queste otto marche non contengono glifosato: e le micotossine DON?”.

Di solito, la presenza di glifosato si accompagna alla presenza di micotossine DON. Per almeno due motivi. In primo luogo perché – come avviene nelle aree fredde e umide del Canada – quando la pianta di grano duro viene fatta maturare artificialmente ricorrendo al glifosato si indebolisce e diventa più sensibile agli attacchi dei funghi che producono le micotossine DON. In secondo luogo va detto che la presenza di umidità favorisce la proliferazione dei funghi e, quindi, delle micotossine.

Ci riserviamo, in ogni caso, di proseguire nella nostra attività di controllo. E' nostra intenzione verificare la presenza di DON anche sulle marche Bio per rassicurare i consumatori. Molto dipende dalle donazioni... 

SOSTENERE LE BATTAGLIE DI GRANOSALUS E' DOVEROSO, ANCHE CON UN PICCOLO GESTO

L' aspetto economico della pasta Bio

Quello che dobbiamo affrontare è l' aspetto economico della pasta ‘Bio’. Partendo dal costo al dettaglio di un kg di spaghetti ‘Bio’, superiore mediamente a 3 euro - anche se ci sono paste Bio a prezzi più bassi - ai consumatori deve essere ben chiaro che, con l'attuale sistema, solo una piccola parte dei grandi guadagni che stanno dietro alla pasta ‘Bio’ arriva agli agricoltori.

Esaminiamo i ‘numeri’ di quest’anno, facendo riferimento al grano duro del Sud Italia.

Ebbene, un quintale di grano duro tradizionale, quest’anno, è stato pagato agli agricoltori in media 20 euro al quintale: un prezzo basso che mette in ginocchio le aziende agricole.

Mentre un quintale di grano duro ‘Bio’ è stato pagato agli agricoltori 30 euro al quintale, 10 euro in più rispetto al tradizionale. Poco rispetto alla più bassa produttività.

Chi guadagna dal Bio?

Quello che abbiamo scoperto è che sono i commercianti e i mugnai a guadagnare tanto sul grano duro ‘Bio’. Questo avviene perché non esiste un controllo reale sui prezzi. I meccanismi di formazione dei prezzi all' origine sono desueti. La storia, per noi, non è nuova. Da un anno chiediamo l’istituzione della CUN, prevista da una legge dello Stato italiano, legge non ancora applicata. Ricordiamo che, dallo scorso maggio, esiste anche il Decreto attuativo che è rimasta lettera morta.

La CUN, per la cronaca, è la Commissione Unica Nazionale che dovrebbe controllare l’andamento delle compravendite di grano, sia convenzionale che Bio. Infatti, se un prodotto è molto richiesto – in economia politica di dice “se cresce la domanda” – il prezzo deve salire.

Il nostro dubbio, che poi è più di un dubbio, è che la domanda di grano duro tradizionale del Sud Italia e, ancora di più, la domanda di grano duro ‘Bio’ siano entrambe sostenute, con picchi maggiori per il grano duro ‘Bio’. Ma i prezzi, stranamente, non si alzano, o si alzano un po’ solo per il grano duro ‘Bio’. Il risultato è che buona parte del reddito che dovrebbe andare agli agricoltori va ai commercianti e ai mugnai.

Con l’istituzione della CUN aumenterebbe il grado di trasparenza e  la distribuzione del valore aggiunto lungo la filiera sarebbe più equa,  senza arrecare danni agli agricoltori e senza imporre filiere capestro. Gli industriali ed il governo spingono invece sui contratti di filiera, che noi consideriamo contratti unilaterali, non idonei a redistribuire il valore aggiunto e anticoncorrenziali.

Ci potrebbe essere anche un altro modo per ridurre, se non eliminare, la speculazione in danno dei produttori di grano duro del Sud: basterebbe consorziare i produttori di grano duro del Sud Italia – cominciando magari con i produttori di grano duro ‘Bio’ – creando un’offerta unica invece che frastagliata. In tal senso, un brand che vada oltre il bio potrebbe aiutare molto i consumatori e i produttori di grano.

Dovrebbero servire anche a questo le scelte di programmazione degli assessorati all’Agricoltura, con riferimento, soprattutto a Puglia, Sicilia e Basilicata, Regioni leader in Italia nella produzione del grano duro. O no?

Il 7 dicembre GranoSalus presenterà a Matera la sua proposta a tutti gli assessori italiani. E vedremo se ci sarà realmente un cambio di rotta nella politica di settore...a tutela della salute pubblica.


2 comments

  1. Grazie infinite x il lavoro che fate. Le analisi sulle marche sopra indicate si riferiscono esclusivamente agli spaghetti o anche ad altri formati?

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *